mercoledì 5 novembre 2014

GHIANDOLE SALIVARI

PATOLOGIA DELLE GHIANDOLE
SALIVARI

CISTI (Ranula, Cisti da ritenzione)

SCIALOADENITI (viralI, batteriche)

SCIALOADENOSI (Sindrome di Sjogren)

SCIALOLITIASI (calcolosi)

TUMORI BENIGNI

TUMORI MALIGNI




CISTI

Ranula
La ranula è una cisti da ritenzione (dovuta al ristagno di saliva) che colpisce la ghiandola sottolinguale.
Si presenta come una sacca ricoperta da mucosa di aspetto normale situata al di sotto della lingua. Può determinare, quando è voluminosa, anche gravi problemi alla masticazione e alla deglutizione. La terapia è chirurgica e consiste nella asportazione completa della cisti (marsupializzazione).

Cisti da ritenzione
Colpiscono le ghiandole salivari minori e sono localizzate prevalentemente alla mucosa delle labbra e delle guance.
Si presentano come piccole masserelle rotondeggianti, talvolta responsabili di qualche impaccio nella masticazione. La terapia è chirurgica.



SCIALOADENITI
Sono malattie infiammatorie delle ghiandole salivari e possono essere causate da virus (parotite) o da batteri (stafilococchi)

Parotite virale epidemica (Orecchioni)
La parotite è una malattia infettiva virale che si diffonde per mezzo della saliva. Colpisce prevalentemente le ghiandole parotidi quasi sempre bilateralmente anche se in modo diverso.
Il periodo di incubazione è di 20 giorni circa.
Le parotidi si presentano discretamente ingrossate ed è presente febbre (per 4-5 giorni) e dolore nelle zone tumefatte.
La malattia guarisce spontaneamente in 8-10 giorni.
Particolare attenzione deve essere riservata agli adulti di sesso maschile nei quali è assolutamente necessario un lungo periodo di riposo assoluto per evitare una possibile complicazione: l'orchite.
In essa il virus si diffonde attraverso il sangue ai testicoli e può causare sterilità.

Parotite batterica
La parotite batterica è causata in genere dallo stafilococco e si ferifica con maggior frequenza in soggetti defedati ed immunodepressi. Colpisce prevalentemente le ghiandole parotidi ed è frequentemente monolaterale. La terapia si basa sull'uso di antibiotici, antiinfiammatori ed antispastici.



SCIALOADENOSI
Sono malattie degenerative delle ghiandole salivari non associate ad infezioni, ma a possibili malattie autoimmuni

Sindrome di Sjogren
La malattia colpisce tutte le ghiandole salivari e le ghiandole lacrimali. E' una malattia autoimmune ed è causata da danni prodotti alle ghiandole da anticorpi anomali presenti nel sangue del paziente. E' frequentemente associata ad altre malattie autoimmuni come l'Artrite Reumatoide. Nella sua forma più grave (sindrome secca) sono presenti gravi sintomi legati alla diminuzione della secrezione salivare e lacrimale: xerostomia (secchezza delle bocca), disfagia (disturbi della deglutizione), diminuzione della secrezione lacrimale (congiuntiviti recidivanti). Ai sintomi suddetti si associano frequentemente diffusi ed intensi dolori osteo-articolari.
La diagnosi si formula in base ai sintomi, all'esame bioptico di una ghiandola salivare minore (prelevata dal labbro), ad esami del sangue (RA test ed immunoglobuline) e a test specifici per la secrezione lacrimale (test di Schirmer).
La malattia ha un decorso cronico e si giova di terapie a base di cortisone e di preparati di saliva e lacrime artificiali.



SCIALOLITIASI
La malattia, detta anche calcolosi salivare, si caratterizza per la presenza di calcoli all'interno delle ghiandole salivari o nei canali di secrezione della saliva. E' interessata prevalentemente la ghiandola sottomandibolare e l'affezione colpisce prevalentemente soggetti che presentano o hanno presentato gravi problemi dentari.
I calcoli, quando raggiungono dimensioni considerevoli, bloccano la fuoriuscita di saliva dalla ghiandola e si manifesta una sintomatologia ad insorgenza improvvisa, che compare all'inizio del pasto, caratterizzata da improvviso gonfiore della ghiandola e da violenti dolori (colica salivare).
Sono frequenti le complicazioni infiammatorie.

Terapia della calcolosi salivare

- Terapia medica: antibiotici, cortisone, antispastici, antiinfiammatori, dieta

- Terapia chirurgica:
asportazione del calcolo dal condotto o della intera ghiandola nei casi più gravi e recidivanti

- Terapia fisica (Litotrissia):
la litotrissia consiste nel sottoporre il calcolo a campi magnetici prodotti da una particolare apparecchiatura.



TUMORI BENIGNI

Adenoma pleomorfo
ll tumore benigno di gran lunga più frequente delle ghiandole salivari è l'adenoma pleomorfo, meglio noto come "Tumore misto".
Colpisce più frequentemente la parotide, ma può svilupparsi in ogni ghiandola salivare non escluse le ghiandole salivari minori che si trovano nella mucosa delle labbra, delle guancie e del palato molle.
Si presenta come una massa tondeggiante di consistenza dura non aderente alla cute, ma intimamente adesa al parenchima ghiandolare.
La neoplasia può essere pluricentrica (svilupparsi in più zone della stessa ghiandola).
Cresce molto lentamente e non determina mai danni alla mimica del volto (paralisi facciale).
La diagnosi si formula in base all'esame obiettivo, ad esami strumentali (ecotomografia, TAC, RMN) e all'agobiopsia
La terapia è chirurgica e consiste nella asportazione della parte di ghiandola in cui si è sviluppato.
Nell'intervento sulla parotide particolare attenzione va riservata all'isolamento del nervo faciale che attraversa la ghiandola in profondità.

Cistoadenolinfoma
Noto anche come "Tumore di Whartin" colpisce in genere la ghiandola sottomandibolare.
E' una neoplasia benigna ma la trasformazione maligna pare possibile.
La terapia è chirurgica. Nell'intervento particolare attenzione va riservata all'isolamento del nervo "marginalis mandibulae" ramo del faciale che governa la motilità del labbro inferiore.



TUMORI MALIGNI

Le neoplasie maligne più frequenti delle ghiandole salivari sono rappresentate dai carcinomi, dagli adenocarcinomi, dal carcinoma adenocistico e dai linfomi.

Si presentano come masse dure di forma tondeggiante, ma irregolare aderenti alla cute e al parenchima ghiandolare, non dolenti alla palpazione. Vanno incontro ad un rapido accrescimento e, nei casi più avanzati, invadono i rami del nervo facciale che attraversano le ghiandole, determinando paralisi del volto o di parti di esso (paralisi facciale completa o parziale di tipo periferico).

Colpiscono tutte le ghiandole senza risparmiare le salivari minori. La diagnosi si formula con l'esame obiettivo, con l'agobiopsia e con esami strumentali (ecotomografia, TAC, risonanza magnetica).

La terapia è chirurgica, implica l'asportazione dei linfonodi loco-regionali e, talvolta, il sacrificio dei rami del nervo faciale con conseguente paralisi facciale post-operatoria.

La chemioterapia e la radioterapia possono o devono essere abbinate secondo la natura istologica della neoplasia.

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