mercoledì 5 novembre 2014

BRUXISMO

l bruxismo ("digrignare i denti") consiste nel digrignamento dei denti, dovuto alla contrazione della muscolatura masticatoria, soprattutto durante il sonno. Generalmente viene considerato come una parafunzione, ovvero un movimento non finalizzato ad uno scopo.

Il digrignamento perdura per 5-10 secondi e, durante la notte, questo evento può ripetersi varie volte. Tipicamente, l'episodio compare nella fase II del sonno (il che può anche essere evidenziato da artefatti che compaiono sul tracciato elettroencefalografico).

Si tratta di un fenomeno abbastanza diffuso presso la popolazione (5-20%) e generalmente non viene avvertito dalla persona interessata. Il rumore causato dallo sfregamento dei denti, invece, può disturbare il sonno del partner di letto e talvolta può essere talmente forte da potersi udire anche in altre camere.

Generalmente al risveglio la persona non avverte nessun disturbo tranne nei casi di bruxismo intenso in cui si può avvertire una sensazione dolorosa alle mascelle.

Il digrignamento, però, può creare dei danni a causa dell'usura della superficie masticatoria dei denti sia dell'arcata superiore che di quella inferiore e questa condizione, il più delle volte, viene notata dal dentista. Col tempo il bruxismo può produrre alterazioni importanti dei denti, che perdono

dimensione verticale e più in generale lo strato di smalto, e ciò può facilitare l'insorgenza di carie. Talvolta lo smalto può essere talmente abraso da esporre la dentina, il che può velocizzare la successiva erosione. A lungo termine si possono verificare fratture o perdite dentali.Si può anche avere difficoltà ad aprire la bocca completamente e aumento della sensibilità dei denti al caldo o al freddo.

È, infine, da notare che la dolorabilità dell'articolazione temporo-mandibolare, se continuativa, può produrre comparsa di cefalea o arrivare alla disfunzione articolare vera e propria.

I fattori eziologici del fenomeno non sono noti: in alcuni casi si è notata una predisposizione familiare, talvolta si è fatto riferimento a malformazioni mandibolari o a problemi d'occlusione dentari e anche a stati psicopatologici alterati (tensione emotiva, stress, aggressività) o ad alterazioni del sistema extrapiramidale.

Al momento non esiste una terapia specifica per questa condizione ma vengono utilizzati degli opportuni dispositivi, detti bite, che possono essere duri o morbidi a seconda delle necessità, che proteggono di notte i denti dall'erosione. Tali dispositivi possono essere preparati appositamente per la persona interessata (tramite rilevazione le impronte delle due arcate). Tali apparecchi oltre a proteggere lo smalto dall'erosione, possono anche facilitare il ripristino di un allineamento corretto delle arcate. In alternativa, è possibile acquistare bite da banco che mediante un riscaldamento temporaneo si ammorbidiscono e si adattano agevolmente ai denti, per poi irrigidirsi una volta raffreddati.


ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE



Sindrome di Costen

La patologia della articolazione temporo-mandibolare è di stretta competenza odontostomatologica e viene trattata in particolare da ortodontisti e gnatologi.

La Sindrome di Costen, tuttavia, per la tipica sintomatologia, presenta notevole interesse Otorinolaringoiatrico.

Può essere dovuta a traumi violenti e diretti ma, più frequentemente è legata ai continui traumatismi cui l'articolazione è sottoposta nei casi di alterata occlusione dentaria o all'abitudine a "digrignare i denti" (Bruxismo).

I pazienti accusano: senso di orecchio pieno e dolori all'orecchio (fullness e otalgia) vertigini, acufeni, e talvolta cefalea.

La sindrome, pertanto, è degna di particolare attenzione anche da parte degli specialisti Otorinolaringoiatri poichè simula patologie in altri ambiti: orecchio, labirinto, sistema nervoso centrale e pone delicati problemi di diagnosi differenziale.

La Terapia è odontostomatologica (gnatologica) e comprende:

- Terapia medica: antiinfiammatori, miorilassanti e cortisone per via generale e locale (per infiltrazione intraarticolare)

- Terapia fisica (ginnastica mandibolare e laser terapia antiflogistica)

- Ortodonzia (ripristino della normale occlusione dentaria e/o bite)

- Terapia chirurgica (nei casi più gravi)

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